Il trattamento di fine rapporto è una parte di stipendio che il datore accantona ogni mese e restituisce alla fine del rapporto. Non è un premio e non è discrezionale: sono soldi tuoi, messi da parte anno dopo anno.
Spetta sempre, qualunque sia il motivo della cessazione. Dimissioni, licenziamento, scadenza del contratto o accordo consensuale non cambiano nulla.
Come si calcola il TFR
Il meccanismo è quello dell'articolo 2120 del codice civile. Per ogni anno di servizio si accantona la retribuzione annua divisa per 13,5, quindi circa una mensilità.
Su quanto già accantonato negli anni precedenti si applica poi una rivalutazione annuale composta da una quota fissa dell'1,5% e da una quota pari al 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo.
Una regola pratica utile: se hai lavorato quattro anni con uno stipendio lordo annuo di 24.000 euro, l'accantonamento base si aggira intorno ai 7.000 euro, a cui si aggiunge la rivalutazione.
Entro quando deve essere pagato
La legge non fissa un termine unico, lo fa il contratto collettivo. Nella maggior parte dei CCNL il pagamento avviene entro trenta o quarantacinque giorni dalla cessazione del rapporto.
Passato quel termine il datore è in mora e sulla somma maturano interessi e rivalutazione. Frasi come non ci sono liquidità in questo momento non hanno alcun valore giuridico.
TFR in azienda o nel fondo pensione
Se hai destinato il TFR a un fondo di previdenza complementare il datore doveva versarlo periodicamente al fondo. In quel caso il mancato versamento va verificato sull'estratto conto del fondo stesso.
Se invece il TFR è rimasto in azienda il datore lo deve liquidare direttamente a te. Nelle imprese con almeno cinquanta addetti una parte confluisce nel Fondo di tesoreria INPS ed è l'istituto a erogarla, ma la richiesta passa comunque dal datore.
Se l'azienda è insolvente c'è il Fondo di garanzia
Quando il datore non paga perché è in liquidazione giudiziale, in concordato o semplicemente non ha beni aggredibili, interviene il Fondo di garanzia INPS.
Il Fondo copre il TFR e le ultime tre mensilità di retribuzione rientranti negli ultimi dodici mesi del rapporto, entro i limiti previsti dalla normativa.
Per accedervi serve un titolo. In caso di procedura concorsuale bisogna essere ammessi allo stato passivo, mentre se l'impresa non è soggetta a procedure occorre un titolo esecutivo e la prova che l'esecuzione è risultata infruttuosa.
La prescrizione del TFR
Il diritto al TFR si prescrive in cinque anni dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Il termine si interrompe con una richiesta scritta di pagamento inviata al datore, ad esempio via PEC. Da quel momento i cinque anni ripartono da capo ed è un passaggio semplice che protegge il credito mentre si valuta il da farsi.
Come possiamo aiutarti
Ricostruiamo l'importo dovuto partendo dalle buste paga e dal CCNL applicato, così sai subito di che cifra stiamo parlando.
Gli avvocati valutano se il caso può essere avviato senza spese anticipate. Se sì, seguono la pratica fino al recupero e noi tratteniamo il 18% solo sulle somme che arrivano davvero sul tuo conto.
Domande frequenti
Mi sono licenziato io, perdo il TFR?
No. Il TFR spetta anche in caso di dimissioni, comprese quelle senza preavviso.
Il datore vuole pagarmelo a rate
Una rateizzazione è possibile solo se la accetti tu. In mancanza di accordo scritto puoi pretendere l'intero importo subito.
L'azienda ha chiuso, posso ancora recuperarlo?
Sì. La strada passa dal Fondo di garanzia INPS e richiede un titolo, che l'avvocato ottiene per te.
Fonti e riferimenti
Questa guida ha finalità informative e non sostituisce il parere di un avvocato sul tuo caso specifico.